venerdì 7 agosto 2009

Come fa Berlusconi ad avere tanto successo?


La questione delle escort e/o minorenni, che avrebbe stroncato qualsiasi altro leader occidentale è diventata materia per una delle sue proverbiali battutacce, con le quali ha raccolto le crasse risate dei suoi ancora tanti sostenitori.
Il motivo pare semplice: Berlusconi ha l'incredibile capacità di rispecchiare una parte – evidentemente molto rappresentativa – degli italiani. La nostra cattiva coscienza, dice qualcuno. I nostri tanti lati oscuri, sostiene qualcun altro.
In realtà la forza – ma si badi, anche l'estrema debolezza – del personaggio è tutta qui. Berlusconi ha evidenti, riconosciute capacità commerciali. E' stato un venditore di chiacchiere efficacissimo, tanto è vero che su quel nulla pneumatico che è la pubblicità ha costruito il suo impero. E che cos'è la pubblicità se non parole, immagini, descrizioni, comunicazione, cioè chiacchiere – raffinate, elaborate – ma pur sempre chiacchiere?
Creare fiducia attorno ad un prodotto qualsiasi – sia esso un gelato o un assorbente – per fare in modo di venderlo e – prima ancora – essere in grado di conquistarsi la fiducia dei produttori di quella data merce - presuppone la spiccatissima capacità di adattarsi all'interlocutore: non è necessario, anzi è controproducente essere originali. E' necessaria invece adattabilità, flessibilità, sottile piaggeria, capacità di andare incontro alle aspettative di colui che si deve conquistare: passività assoluta, quella che una volta sarebbe stata considerata arte femminea per eccellenza.
Bene, immaginate che quello che Berlusconi ha fatto per la pubblicità sia riuscito a farlo, lo faccia continuamente per l'intero Paese: non tirar fuori una idea nuova e originale che sia una. E' tutto un rincorrere i desideri dell'elettorato, le “pulsioni della plebe”, il consenso spicciolo, in un demagogico crescendo che, piano piano, sta annientando quel poco di rettitudine morale e di vivere civile che era fondato non sul “farsi i fatti e i comodi propri“ o sul rifiuto del diverso, ma sul rispetto di regole accettate e condivise, superiori al proprio machiavellico, guicciardiniano, italico “particulare”.
Ovvio che una personalità che deve piacere ad ogni costo, sostanzialmente poco incline al rispetto di regole comportamentali ed egocentrica mal tolleri chi ironizza o lo contraddica: ed ecco la pletora di “yes-man” di cui l'uomo si circonda, allergico alle critiche di coloro che, a suo insindacabile parere, benefica e sostanzialmente tiranneggia. Nel partito berlusconiano è semplicemente inconcepibile una vera discussione interna: esattamente come sarebbe intollerabile in un'azienda a conduzione padronale e paternalistica.
Anche la realtà esterna viene sistematicamente ignorata o mistificata: giustamente la stampa estera sottolinea il sistematico arretramento dell'Italia negli ultimi nove anni, nei quali lo stesso Berlusconi è stato per ben sette Presidente del Consiglio; non solo, ma il Pil italiano sprofonda a -6% su base annua anche nel secondo trimestre del 2009, ed è il quinto calo consecutivo su base trimestrale e tendenziale . E dunque i fatti devono essere corretti con il ricorso ad un ottimismo grottesco, attraverso la citazione del “Superindice OCSE”, che già nel nome evoca qualcosa di miracolistico.
Chiaro ancora che una personalità del genere, sostanzialmente debole, non possa che subire il fascino perverso di una formazione come la Lega, che fa mostra di “machismo”, naturalmente nei confronti dei più deboli – immigrati morti di fame, meridionali che parlano dialetti con troppe “u” e diversi in genere – e che rivendica un “federalismo” che se fosse applicato integralmente nel Paese anche dai bistrattati meridionali, ridurrebbe rapidamente diverse fra le aziende del Nord con le pezze al sedere, per mancanza di mercati di sbocco protetti per le loro merci e/o di denaro fresco per le speculazioni per molte delle loro banche. Il tutto – naturalmente – fatta sempre salva la pace dei buoni e degli onesti.
Berlusconi è l'esempio di come un imprenditore - che applichi i suoi metodi alla politica - provochi soltanto disastri, per la sua incapacità di elaborare un progetto vero di cambiamento, sottoponendolo a sottoponendosi a critiche e verifiche . Occorre dire chiaro e tondo che la politica è una cosa seria. Essa va fatta – bene e senza intrallazzi – dai politici veri, cioè da gente che non cerca soltanto di ingraziarsi il favore mutevole del pubblico, attento ad ogni stormir di fronda dei sondaggi, ma che ha una visione delle cose e della società “altra” rispetto all'esistente, visione fondata anche sulla capacità di intravvedere interessi generali ed utopie ideali che vadano al di là dell'immediata soddisfazione del ventre, con la maschia capacità di accettare anche qualche sacrificio immediato per conseguirli.
Fateci caso: nel quinquennio berlusconiano non è stata fatta una riforma seria che sia una; tutto ha obbedito ad esigenze immediate e particolari, non si è costruito nulla di duraturo. Del resto, con le imprecazioni contro chi viene in Italia a tentare di raccattare le briciole della nostra opulenza, la paura dei rumeni come prima c'era quella degli albanesi, le ronde, il federalismo fatto essenzialmente contro i sudisti che sono tutti una manica di mafiosi è chiaro che non si va molto lontano.
Eugenio Scalfari ritiene che – di questo passo – arriverà ben presto la disunità d'Italia. E' più probabile che, alla fine dell'era del centrodestra, l'Italia sarà forse ancora unita, ma assai più stracciona.
A quel punto rimetterne insieme i cocci sarà molto più difficile e richiederà un'assoluta inversione di tendenza, etica, morale e comportamentale. In sostanza, sarà necessario fare esattamente il contrario di quello che (non) si sta facendo adesso. A cominciare dalle televisioni che dovranno – se ne saranno ancora in grado – iniziare a dire la verità, evitando che i vari Tiggì vengano trasformati nella versione via etere della peggiore stampa scandalistica e di pettegolezzo da vecchio negozio di barbiere.

Antonio Chiappetta
Italia dei Valori - Calabria

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