
“Anno nuovo, fatti vecchi: ci risiamo con il sangue e con gli omicidi nel Cosentino. La ‘ndrangheta ha di nuovo segnato le festività natalizie. Ma attenzione: da qui a dipingere Roggiano Gravina come un centro mafioso ce ne corre”.
Il presidente del Gruppo Italia dei Valori in Consiglio regionale, Maurizio Feraudo, interviene con queste parole sul recente fatto criminoso accaduto a Roggiano. E lancia il suo appello ai calabresi.
“Bisogna reagire. Le forze dell’ordine ci sono e fanno il loro lavoro, ma non basta. E’ necessario che i cittadini collaborino, che rifiutino ogni forma di violenza, altrimenti finiremo a essere sommersi dal sangue. Quello che è accaduto a Roggiano è gravissimo: non è accettabile che i roggianesi abbiano ritenuto quasi naturale a non collaborare con la giustizia. Bisogna smetterla con questi atteggiamenti omertosi, che da noi in Calabria sono quasi all’ordine del giorno. E’ un modo di fare che non aiuta a crescere la società civile.
Per quel che riguarda me personalmente, non nascondo una certa preoccupazione. Durante queste festività si sono registrati troppi fatti criminosi, il che fa capire che troppo spesso in Calabria si pensa a reagire col sangue a un tradimento, a un torto subito. La nostra terra è diventata barbara e, anche se in altre regioni d’Italia accadono fatti cruenti, ritengo che noi siamo messi peggio. Da noi siamo ormai arrivati a un punto di non ritorno: c’è un contrasto, c’è un conflitto ed ecco che spuntano le pistole, come nel peggiore dei Far West.
La speranza, a questo punto, è da riporre nelle nuove generazioni. Sono i giovani che possono fare in modo che la Calabria e i calabresi rialzino la testa. C’è bisogno di uno scatto di orgoglio, che solo loro possono avere. Assieme a loro ce la possiamo fare”.
Maurizio Feraudo
Presidente Gruppo Italia dei Valori










1 commento:
Purtroppo, caro Maurizio, è il frutto, avvelenato, dell'assenza di ogni intenzione di proporre una cultura della legalità per poter sfruttare, anche da parte di chi dovrebbe costituire un esempio per e nella società civile, l'illegalità diffusa.
Come la ricerca da parte della classe politica della propria intangibilità di fronte a qualsiasi accadimento la riguardi - prerogativa derivante da un'investitura pseudo-popolare - non può essere vista che come arrogante forma di esercizio del potere, così chi pretende di "contare", a prescindere da qualsiasi regola civile, segue la legge della giungla : trionfa la manifestazione del potere - politico, economico o criminale che sia - a prescindere.
Da qui il senso di rassegnazione del cittadino, dalla quale deriva l'indifferenza e l'omertà oggettiva.
Quale senso di giustizia si può diffondere in Kalabria ?
Quella che è emersa dalle intercettazioni nella Procura di Catanzaro ?
Quale classe politica può essere additata come esempio di probità in Kalabria ?
Quella che vede 1/3 degli eletti al Consiglio Regionale indagato per qualche reato ?
Con che faccia dobbiamo rimproverare al cittadino che vede ogni giorno lo scempio di questa terra il suo silenzio, se poi coloro i quali dovrebbero essere i primi ad agire traggono - impunemente - un utile dai comportamenti illeciti ?
Se non si spezza questa spirale perversa e se tale azione non parte, virtuosamente, da rappresentati e rappresentanti ben poco si può fare ed ogni condanna rischia di essere esercizio di retorica.
Con stima.
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