sabato 21 agosto 2010

Proposta reddito di cittadinanza

Ci troviamo di fronte alla possibilità di nuove elezioni nazionali e, per un momento, vorrei lasciare da parte le polemiche spicciole – ci torneremo presto – e volare alto.
Dobbiamo essere nelle condizioni di capire che tipo di programma possiamo sottoporre ai nostri elettori. Siamo ben consapevoli che fino a questo momento, nell'epoca del berlusconismo imperante, la confezione ha avuto la prevalenza sul contenuto. In altri termini, la simpatia, il carisma personale del leader, hanno prevalso nella visione delle cose. La scarsa attendibilità della politica e dei politici ha fatto il resto.
In buona sostanza, attualmente qualsiasi politico può dire tutto e il contrario di tutto, tanto nessuno gli crede. Ed è veramente un guaio, visto che -in questo modo- sono stati annientati tutti punti fermi della politica degli anni passati.
Una volta, tanto tempo fa, i partiti avevano l'essenziale ruolo di elaborare le linee politiche. Queste si racchiudevano in un programma. E questo programma veniva presentato agli elettori. Era proprio dalla "fisionomia" che le varie forze politiche esprimevano (cattolico-conservatrice della vecchia democrazia cristiana, vicina alle masse popolari quella del partito comunista, progressista quella dei socialisti e dei socialdemocratici), che si potevano dedurre -più o meno- gli orientamenti sui quali si fondava quello che oggi viene definito il "sentiment" dell'elettorato, e di conseguenza la volontà di voto che sarebbe stata espressa nelle urne.
È necessario adesso che si ricominci a discutere di politica, che deve riequilibrare il suo rapporto con l'economia. E' necessario che si ricominci a discutere di programmi. E' quello che intendo cominciare a fare, sperando di essere presto seguito da molti altri.
Bene, sapete a quanto corrisponde una pensione di invalidità? A € 250 circa.
Una autentica miseria per coloro che possono contare su stipendi decenti, ma una somma che fa la differenza - spesso- tra la vita e la morte per molti.
Ora, il programma del futuro governo di centro sinistra dovrà essere improntato non a criteri astratti e confusi ma dovrà affrontare concretamente, praticamente,le necessità reale dei cittadini: una risposta immediata potrà essere – fra le altre - la creazione del cosiddetto " reddito di cittadinanza". Un reddito minimo cioè da riconoscere a tutti coloro che non dispongano di una occupazione stabile, siano essi giovani o anziani, Una somma di denaro disponibile a prescindere dalle condizioni particolari del singolo, che potrebbe fare la differenza fra la disperazione e la dignità, tra l'assoluta mancanza di prospettive e la fine della paura del futuro.
Qualcuno, superficiale, pedante e comunque male informato sosterrà ora l'impossibilità – per le nostre magre finanze - di un provvedimento del genere. Qualcun altro -ancora più ignorante e maligno- riterrà invece che un provvedimento del genere potrebbe incentivare il fannulloni.
A tutti costoro, profondamente ignoranti, vorrei consigliare di andarsi a riguardare il welfare degli altri paesi europei civili: vi troverebbero che il reddito di cittadinanza -comunque lo si voglia chiamare- è una realtà concreta ormai da molti anni in Germania, in Francia, in Inghilterra, in Olanda, per non parlare delle democrazie nordiche.
Soltanto l'adesione acritica da parte di molti, evidentemente interessata o lautamente ricompensata (parlo di una piccola minoranza di economisti da due soldi, giornalisti pennivendoli ed altra simile genìa), ha potuto far si che crescesse si diffondesse in Italia il mito di un paese che doveva correre dietro al costo del lavoro di altre nazioni dove lo sfruttamento era regola ed i lavoratori tenuti in condizione di semischiavitù.
Questo ha determinato che ormai in Italia la stragrande maggioranza di coloro che arrivano a quarant'anni ed oltre siano precari sfruttati, sottopagati e con scarsissime prospettive per il loro futuro. Dall'altra parte è cresciuta una minoranza rapace, senza valori che non fossero quelli della sopraffazione economica, di una specie di "legge della giungla" darwiniana, e per i quali gli altri, le persone comuni, sono un grazioso ornamento da usare o buttare, oppure un seccante fastidio.
Non starò a ripetere le tonnellate di luoghi comuni sulla televisione che rincretinisce, o sugli pseudo-modelli culturali propinati da un imprenditore brianzolo che, molto fortunato nella sfera economica, è stato e continua ad essere disastroso in quella politica.
Tornando alla mia proposta, sarei felice di conoscere il parere di quanti, leggendo le mie brevissime considerazioni, volessero darmi anche qualche suggerimento operativo, tenendo conto che questo genere di proposta io l'ho già formulata quand'ero responsabile del Dipartimento Mezzogiorno del mio partito e che essa era stata parzialmente recepita -per la verità con la resistenza del solo Partito Democratico- nel programma "Per il bene dell'Italia" di Romano Prodi del 2006.
Oltre alla misura – minima – del reddito di cittadinanza, sarebbe assolutamente necessario che la coalizione che si presenta come alternativa, forte e credibile, al quindicennio di stagnazione berlusconiano ponesse al centro della sua prossima azione di governo non solo e non tanto un programma organico – le singole misure verranno prese volta per volta, a seconda delle necessità del momento – quanto una vera e propria “ filosofia d'azione” cui informare appunto le misure particolari da prendere, così da dare immediatamente alla nuova compagine governativa una fisionomia precisa, progressista ed in grado di affrontare con spirito innovativo le molteplici difficoltà che si prospettano.
Il liberismo economico applicato alla politica non solo ha fallito nei suoi obiettivi di consentire una crescita armonica della società ma, com'era prevedibile, ha ampliato disuguaglianze e insicurezze. Non ci sarebbe voluto un premio nobel a prevedere che, dopo la caduta del muro di Berlino, l'obiettivo per la metà del mondo - sino a quel momento vittima dell'ideologia comunista - sarebbe stato di raggiungere il livello di vita occidentale. Solo che questo livello di vita non era solo di tipo economicistico, basato sull'intenso sfruttamento della mano d'opera a basso costo che si rendeva disponibile, ma era il risultato di politiche sociali maturate in decenni di evoluzione, che privilegiavano non la produzione dei beni in sé ma la loro distribuzione equilibrata, consentendo la crescita armonica della società nel suo complesso, la sicurezza rispetto alle incertezze della vita, una vecchiaia dignitosa con buone pensioni, un lavoro tutelato nei suoi diritti essenziali e ben remunerato, un controllo di legalità non solo nei confronti dei poveracci e dei disperati, ma soprattutto nei confronti di chi aveva dalla sua parte le leve del potere e del denaro.
E' tempo di rimettere sulla giusta strada la società italiana, che sembra aver perso completamente la bussola.
Eppure l'Italia dispone di patrimoni enormi, anche in termini squisitamente monetari. La nuova formazione politica che vincerà dovrà puntare a reperire le sue risorse tassando non il reddito, personale o aziendale, ma le rendite. Non chi lavora dovrà contribuire ulteriormente al rilancio dell'economia, ma il patrimonio. Questo dovrà essere tassato, dovranno essere controllate le transazioni finanziarie ed alleggerito invece il carico ai produttori di ricchezza, lavoratori o imprese. Le risorse disponibili in questo senso sono tutt'altro che scarse. E se il sistema di controlli verrà attuato sul serio, con i mezzi informatici attualmente accessibili, si ridurrà al minimo anche la possibilità di una fuga dei capitali.
Inoltre, se milioni di disperati si affollano alle nostre frontiere è perché sfuggono a fame e umiliazioni. Ignorarli o chiudersi nei propri confini per paura di perdere i propri privilegi è il modo più sicuro per arrivare all'effettiva perdita del proprio livello di ricchezza. Accanto alla stagnazione, il quindicennio berlusconiano – dominato dalla Lega – ha attuato politiche di respingimenti e di chiusura facendo leva sulle preoccupazioni della gente, con il risultato che, lungi dal mantenere complessivamente i propri privilegi, la società italiana nel suo complesso - anche nelle parti un tempo più ricche - si è fortemente impoverita oltre che disorientata.
L'utilizzo delle risorse, tuttavia, non dev'essere lasciato all'iniziativa della politica, che ha dimostrato – nel nostro Paese, una volta di più - di essere incapace di utilizzare le risorse stesse per il bene comune. No, le disponibilità finanziarie dovranno essere gestite sempre più a livello locale, di associazioni, di semplici comitati, d'intesa eventualmente con le amministrazioni locali, realizzando così un vero federalismo economico fondato sulla partecipazione e sulla solidarietà.
Si rimane in attesa di suggerimenti.

Antonio Chiappetta
Tesoriere regionale di Italia dei Valori Calabria

lunedì 19 luglio 2010

articolo di Antonio Chiappetta

Che l’Italia, soprattutto sotto la spinta e l’influenza della Lega, stia
progressivamente perdendo le peculiari caratteristiche di accoglienza ed
ospitalità che ne avevano da secoli caratterizzato l’immagine nel mondo, è un fatto.
Perché questo accada, è probabilmente conseguenza del profondo materialismo dell’anima italiana, che – di fronte alle difficoltà incombenti - suggerisce
di chiudersi a riccio, di rifugiarsi nel “particulare” guicciardiniano,
rifiutando quell’apertura all’altro, al diverso, che invece aveva costituito
il substrato culturale della nostra penisola, determinando i fenomeni di più
straordinaria crescita – culturale, morale e materiale – della nostra
storia, dalla storia di Roma – città eterna nella quale il senso dell’Universalitas” faceva si che nessuno vi si sentisse straniero, alle ricorrenti invasioni dai quattro punti cardinali – che hanno plasmato il carattere nazionale come una specie di “melting pot” medievale- passando per il Rinascimento.
I periodi più bui della nostra storia hanno coinciso con i momenti di isolamento e di gretta chiusura, come nell’Italia del sei-settecento.
Gli italiani stanno diminuendo di numero. L’edonismo degli anni ottanta aveva fatto contrarre le nascite con l’aspettativa di una vita migliore per i componenti della coppia. Il terrorismo mediatico degli ultimi vent’anni ha profondamente scoraggiato i singoli – provvisoriamente riuniti in coppia – ad assumersi gravose responsabilità di paternità o maternità.
Ecco che quindi il nostro futuro dovrà necessariamente essere assicurato
dagli immigrati o dai loro figli che, presumibilmente, in una o due generazioni si
saranno italianizzati, portando nuova linfa alla decrepita pianta italiana.
Il tutto a meno che – unitamente con la sopravvivenza – gli immigrati ed i loro figli non assorbano l’intolleranza e l’egoismo che trasudano da atteggiamenti ridicolmente intransigenti di frequentatori di balere dal cuore piccolo e dalla testa microcefalica, com’è consueto in talune razze alpine.
E si che il discorso sulla “razza” ormai cominciava a farci un po’ schifo,
stantio com’era. Invece siamo stati costretti a sentire, anche da uomini – indegnamente – al governo di questo disgraziato Paese – riferimenti
grotteschi a tizi scuri di pelle e quindi forse troppo abbronzati.

domenica 29 novembre 2009

Antonio Di Pietro - Cosenza 28 Novembre

sabato 5 settembre 2009

Sanità Calabria - Emergenza Nazionale

giovedì 3 settembre 2009

Antonio Di Pietro a Cosenza il 3 Settembre

venerdì 7 agosto 2009

Come fa Berlusconi ad avere tanto successo?


La questione delle escort e/o minorenni, che avrebbe stroncato qualsiasi altro leader occidentale è diventata materia per una delle sue proverbiali battutacce, con le quali ha raccolto le crasse risate dei suoi ancora tanti sostenitori.
Il motivo pare semplice: Berlusconi ha l'incredibile capacità di rispecchiare una parte – evidentemente molto rappresentativa – degli italiani. La nostra cattiva coscienza, dice qualcuno. I nostri tanti lati oscuri, sostiene qualcun altro.
In realtà la forza – ma si badi, anche l'estrema debolezza – del personaggio è tutta qui. Berlusconi ha evidenti, riconosciute capacità commerciali. E' stato un venditore di chiacchiere efficacissimo, tanto è vero che su quel nulla pneumatico che è la pubblicità ha costruito il suo impero. E che cos'è la pubblicità se non parole, immagini, descrizioni, comunicazione, cioè chiacchiere – raffinate, elaborate – ma pur sempre chiacchiere?
Creare fiducia attorno ad un prodotto qualsiasi – sia esso un gelato o un assorbente – per fare in modo di venderlo e – prima ancora – essere in grado di conquistarsi la fiducia dei produttori di quella data merce - presuppone la spiccatissima capacità di adattarsi all'interlocutore: non è necessario, anzi è controproducente essere originali. E' necessaria invece adattabilità, flessibilità, sottile piaggeria, capacità di andare incontro alle aspettative di colui che si deve conquistare: passività assoluta, quella che una volta sarebbe stata considerata arte femminea per eccellenza.
Bene, immaginate che quello che Berlusconi ha fatto per la pubblicità sia riuscito a farlo, lo faccia continuamente per l'intero Paese: non tirar fuori una idea nuova e originale che sia una. E' tutto un rincorrere i desideri dell'elettorato, le “pulsioni della plebe”, il consenso spicciolo, in un demagogico crescendo che, piano piano, sta annientando quel poco di rettitudine morale e di vivere civile che era fondato non sul “farsi i fatti e i comodi propri“ o sul rifiuto del diverso, ma sul rispetto di regole accettate e condivise, superiori al proprio machiavellico, guicciardiniano, italico “particulare”.
Ovvio che una personalità che deve piacere ad ogni costo, sostanzialmente poco incline al rispetto di regole comportamentali ed egocentrica mal tolleri chi ironizza o lo contraddica: ed ecco la pletora di “yes-man” di cui l'uomo si circonda, allergico alle critiche di coloro che, a suo insindacabile parere, benefica e sostanzialmente tiranneggia. Nel partito berlusconiano è semplicemente inconcepibile una vera discussione interna: esattamente come sarebbe intollerabile in un'azienda a conduzione padronale e paternalistica.
Anche la realtà esterna viene sistematicamente ignorata o mistificata: giustamente la stampa estera sottolinea il sistematico arretramento dell'Italia negli ultimi nove anni, nei quali lo stesso Berlusconi è stato per ben sette Presidente del Consiglio; non solo, ma il Pil italiano sprofonda a -6% su base annua anche nel secondo trimestre del 2009, ed è il quinto calo consecutivo su base trimestrale e tendenziale . E dunque i fatti devono essere corretti con il ricorso ad un ottimismo grottesco, attraverso la citazione del “Superindice OCSE”, che già nel nome evoca qualcosa di miracolistico.
Chiaro ancora che una personalità del genere, sostanzialmente debole, non possa che subire il fascino perverso di una formazione come la Lega, che fa mostra di “machismo”, naturalmente nei confronti dei più deboli – immigrati morti di fame, meridionali che parlano dialetti con troppe “u” e diversi in genere – e che rivendica un “federalismo” che se fosse applicato integralmente nel Paese anche dai bistrattati meridionali, ridurrebbe rapidamente diverse fra le aziende del Nord con le pezze al sedere, per mancanza di mercati di sbocco protetti per le loro merci e/o di denaro fresco per le speculazioni per molte delle loro banche. Il tutto – naturalmente – fatta sempre salva la pace dei buoni e degli onesti.
Berlusconi è l'esempio di come un imprenditore - che applichi i suoi metodi alla politica - provochi soltanto disastri, per la sua incapacità di elaborare un progetto vero di cambiamento, sottoponendolo a sottoponendosi a critiche e verifiche . Occorre dire chiaro e tondo che la politica è una cosa seria. Essa va fatta – bene e senza intrallazzi – dai politici veri, cioè da gente che non cerca soltanto di ingraziarsi il favore mutevole del pubblico, attento ad ogni stormir di fronda dei sondaggi, ma che ha una visione delle cose e della società “altra” rispetto all'esistente, visione fondata anche sulla capacità di intravvedere interessi generali ed utopie ideali che vadano al di là dell'immediata soddisfazione del ventre, con la maschia capacità di accettare anche qualche sacrificio immediato per conseguirli.
Fateci caso: nel quinquennio berlusconiano non è stata fatta una riforma seria che sia una; tutto ha obbedito ad esigenze immediate e particolari, non si è costruito nulla di duraturo. Del resto, con le imprecazioni contro chi viene in Italia a tentare di raccattare le briciole della nostra opulenza, la paura dei rumeni come prima c'era quella degli albanesi, le ronde, il federalismo fatto essenzialmente contro i sudisti che sono tutti una manica di mafiosi è chiaro che non si va molto lontano.
Eugenio Scalfari ritiene che – di questo passo – arriverà ben presto la disunità d'Italia. E' più probabile che, alla fine dell'era del centrodestra, l'Italia sarà forse ancora unita, ma assai più stracciona.
A quel punto rimetterne insieme i cocci sarà molto più difficile e richiederà un'assoluta inversione di tendenza, etica, morale e comportamentale. In sostanza, sarà necessario fare esattamente il contrario di quello che (non) si sta facendo adesso. A cominciare dalle televisioni che dovranno – se ne saranno ancora in grado – iniziare a dire la verità, evitando che i vari Tiggì vengano trasformati nella versione via etere della peggiore stampa scandalistica e di pettegolezzo da vecchio negozio di barbiere.

Antonio Chiappetta
Italia dei Valori - Calabria

mercoledì 8 luglio 2009

Italia dei Valori è determinante per il mantenimento della maggioranza al Comune di Cosenza ma - per lo "stile" che la caratterizza, non ha avanzato pretese di sorta.
Proprio per questo, però, IDV può farsi portavoce di un sempre più accentuato disagio che è possibile avvertire per la situazione esistente.
La sostanziale mancanza di opposizione, all'atto dell'elezione del sindaco Perugini, aveva di fatto limitato ad una sorta di conflitto tutto interno alla sinistra la scelta del primo cittadino.
Che Cosenza fosse indiscutibilmente città laica è stato ulteriormente ribadito con la schiacciante vittoria di Oliverio alla Provincia. Ed è chiaro che sarà in provincia di Cosenza che si giocherà l'elezione del prossimo Presidente della giunta regionale.
Bisognerà arrivarci in forma, tuttavia. Il sindaco è amante dello Jogging: sa dunque perfettamente dosare il suo fiato. Ebbene, sicuramente si sarà reso conto che forse sta andando politicamente in debito d'ossigeno. Non è ulteriormente tollerabile una situazione nella quale la sopravvivenza della giunta è sistematicamente sottoposta al ricatto di questo o quel consigliere, disposto a tutto tranne che a dimettersi per lasciare spazio a qualcuno più serio e motivato a lavorare per il bene comune.
In questo senso i segnali che arrivano da taluni esponenti comunali più avvertiti - come il consigliere Cavalcanti - sono incoraggianti.
Sarà probabilmente opportuno nei prossimi giorni promuovere una riunione con i nostri consiglieri comunali ed il commissario cittadino per cominciare a verificare se esiste un modo di rafforzare la giunta Perugini, lavorando sulle cose concrete, delle quali si avverte la necessità ed evitando le strumentalizzazioni di qualche consigliere troppo legato ad interessi personali.

Antonio Chiappetta
Responsabile politico provinciale di Italia dei Valori


Qual'è secondo voi la prima cosa da fare per risollevare l'Italia?